Film
L’elenco, in continuo aggiornamento, di tutti i film che ho avuto finora la possibilità di vedere. Ne scrivo man mano che me ne ricordo o vedo.
1 – Il Postino. Massimo Troisi. 9,2. Non ce ne saranno più, di film e di attori simili a questo.
2 – Forrest Gump. Robert Zemeckis. 9,1. Andrebbe rivisto una volta a settimana per diventare oggettivamente migliori. Per capire che tutta la nostra malizia, tutto ciò che definiamo furbizia, tutta la nostra voglia di potere ci abbaglia e non ci fa vivere, lasciandoci solo la possibilità di sopravvivere, tristemente. Un po’ come avviene al tenente Dan. Altro messaggio da trarre dal film, oggi che siamo appiccicati agli apparecchietti digitali di tutti i tipi, è che dovremmo osservare il mondo in cui viviamo, viaggiando il più possibile. “C’erano più di un milione di scintille sull’acqua”. E non ho altro da dire su questa faccenda.
3 – Non lasciarmi. Mark Romanek. 8,5. Attori superlativi, ma Carey Mulligan mi fa morire. E piangere. E gridare. E mi vien voglia di amarla.
4 – Match point. Woody Allen. 6. Scarlett Johansson non mi piace, nemmeno fisicamente.
5 – Sorelle Mai. Marco Bellocchio. 1. Zero! Zero! Zero! Uno solo per quant’è carina lei, la figlia.
6 – Vicky Cristina Barcelona. Woody Allen. 5. E 5 solo per la magnifica dimora dell’artista, del resto poco realistica.
7 – Un sacco bello. Carlo Verdone. 6+. Ancora macchinoso, pasticciato.
8 – Grande, grosso e Verdone. 4. E questo voto lo raggiunge solo per l’ultimo episodio. I primi due poteva risparmiarseli. Ma comunque ci stanno sti film, deve pur mangiare tra na cosa seria e l’altra.
9 – Le conseguenze dell’amore. Paolo Sorrentino. 7,5. Io amo Toni Servillo. Opera seconda del regista e si vede.
10 – Paris, Texas. Wenders. 6,5. Lento come le vecchie fiabe, ma delle fiabe ha ben poco.
11 – Fuga di mezzanotte (Midnight express). Alan Parker. 6. Anche se basato su una storia vera è troppo romanzato ed esasperato. Chi troppo vuole…
12 – Una commedia sexy in una notte di mezza estate. Woody Allen. 6. Cagatella. Tipo na fiaba, ma tratta dal Satyricon.
13 – L’uomo in più. Paolo Sorrentino. 6,5. Scarno.
14 – Juno. Jason Reitman. 6,5. Sostanzialmente triste.
15 – Assassinio sull’Orient Express. Sidney Lumet. 7. Tempi in sintonia anche per i recenti tempi frenetici.
16 – Vallanzasca – Gli angeli del male. Michele Placido. 5. Il film non vale na mezza cicca. Anche il titolo è molto superbo. Ma Valeria Solarino vale tutti gli euro del biglietto, se l’avete pagato.
17 – Qualunquemente. Giulio Manfredonia. 6. La sufficienza perché mi piace il personaggio e Albanese, ma come film son meglio quelli di De Sica & Co.
18 – L’amico di famiglia. Sorrentino. 8-. Io sono molto sensibile a questo tipo di film. Cito un commento da MyMovies: “Sorrentino riesce, tra i pochi in Italia, a raccontare storie totalmente immerse nel reale attraverso un linguaggio fatto di eccessi e di simboli, con una regia che sembra sempre “oltrepassare” i protagonisti in scena per soffermarsi su una realtà difficile da afferrare. L’amico di famiglia è un perfetto esempio di questo cinema. La camera ci porta oltre le vicende di Geremia (sarto e usuraio), ampliando con tono amaro e ironico le distorsioni della provincia italiana acuite da un linguaggio cinematografico tendente al grottesco ma proprio per questo più efficace. E nelle vicende di questo piccolo grande usuraio del basso Lazio – personaggio la cui spregevolezza morale viene esaltata dalla ripugnanza del suo aspetto fisico e dal deterioramento di tutto ciò che lo circonda (la casa, la madre) – Sorrentino riesce a tenere la storia su un piano che esula dal moralismo più facile. Il dubbio è atroce: Geremia non sarà semplicemente l’aspetto più evidente, se non addirittura il prodotto, di un mondo consacrato all’apparenza? La società che Sorrentino ci mostra è una ridicola e penosa messa in scena, un’autocelebrazione continua basata sul nulla, dove l’estetica vagamente surreale dell’autore ha l’abilità di scuotere continuamente lo spettatore tra il sorriso e l’amarezza.”
19 – Prima ti sposo poi ti rovino. Joel Coen. 2. Cagata pazzesca. 2 per lo sforzo degli scenografi. La fotografia è mooooooooooolto particolare, praticamente n’assurdità.
20 – La febbre. Alessandro D’Alatri. 7. Valeria Solarino mi attizza da morire. Storia comune, realistica e comunque triste.
21 – Amabili resti. Peter Jackson. 8. Incantevole e commovente. Ne voglio di più di film così!
22 – La vita facile. Lucio Pellegrini. 5,5. Grandi Savino e Orlando come sempre, Accorsi continua a non piacermi, Puccini cacca. Vincono i colori dell’Africa.
23 – Pranzo di Ferragosto. Gianni Di Gregorio. 7. Cinema italiano d’autore. Splendida cornice romana, crudo, vero, ganzo. Splendide le rughe e la cucina.
24 – Boris. Ciarrapico, Torre, Vendruscolo. 6. Commediola che paracula le commediacce. Non sapevo della fiction. Pannofino ottimo passaggio dalla voce al video. In questo caso “Video NOT killed the voice star”. Ho pensato molto ad alcuni amici e parenti lontani che han sempre vissuto queste situazioni.
25 – La maledizione dello scorpione di Giada. Woody Allen. 7. Non ci sono parole per Woody. In questo ci ha messo più dell’anima e si vede. Solo, forse, un po’ meno lento avrebbe giovato.
26 – La messa è finita. Nanni Moretti. 6. Ancora scricchiola questo film. Non scivola giù per la gola dei sensi. Grande malinconia. Piccole idee morettiane. Mitica la scena a pranzo con la famiglia dell’ex prete pelo lungo. C’è una violenza meravigliosamente robusta e angolosa. Cruda. Semplice. Sgranocchiante, saziante.
27 – L’inquilino del terzo piano. Roman Polanski. 6. Non mi piace il genere, ma ben fatto.
28 – Dal tramonto all’alba. Robert Rodriguez. 3. Più che sufficienti le prove di recitazione di Quentin e di Keitel. Juliette Lewis è giustamente attrice adolescente e non vamp e questo premia molto. Film comunque deboluccio, scarso e noioso: insignificante.
29 – L’uomo che amava le donne. François Truffaut. 7. Originale, gran bel film di contenuto. Da vedere. Magistrale interpretazione di Charles Denner. Deliziosa l’atmosfera e il sapor francese.
30 – Se sei così ti dico si. Eugenio Cappuccio. 2. Sceneggiatura sostanzialmente inutile se non per regalarci qualche tipica espressione barese che non guasta mai. Film malriuscito anche per i due protagonisti che non c’azzeccano una virgola. Uno deve fare il comico, che sia al cinema o al teatro o in tv. L’altra deve fare i film porno o la sciocchina in tv. Unica cosa affascinante: il polpo Mario.
31 – Noi credevamo. Mario Martone. 1. Completamente inutile e sterile. Riporto un commento trovato su MyMovies che rende perfettamente il mio stesso pensiero: “Film che ho trovato brutto. Brutto nella fotografia (sopra ogni altra cosa), povero nella regia e povero nella recitazione (se gli attori devono parlare in dialetto fateglielo studiare, almeno la cadenza!!). Bella l’idea di seguire le vicende di tre persone comuni anziché dell’eroe della situazione ma 3 ore e mezza sono tante e se non vengono sostenute possono diventare infinite. Uscito proprio per i 150 anni dell’unità d’Italia, si percepisce più il volere di farlo uscire che il volere di farlo e basta, tant’è che i primi moti li vediamo fallire senza nemmeno rendercene conto, con due tizi che sparano nel bosco e un po’ di fumo artificiale che vorebbe (ma non riesce) essere nebbia. Rimane da capire se certe inquadrature con fondamenta di palazzi moderni siano errori (ingiustificabili) o “effetti che dovrebbero dire qualcosa” voluti (incomprensibili e volgari).
In definitiva, la cosa che più si percepisce è la frettolosità con cui è stato girato e stupisce che ai David abbia vinto qualcosa. Con il budget che possedeva ci si poteva aspettare, ed era lecito chiedere, molto di più.”
32 – Crossing Over. Wayne Kramer. 7. Solo per l’atroce tema affrontato, la magnifica interpretazione di Summer Bishil e il magnifico seno di Alice Eve.
33 – London Boulevard. William Monahan. 5. Trama scontata, banale. Violenza gratuita che ne fa un film assolutamente di passaggio nei cinema e nella mente di chi guarda. Sarà che poi io odio anche l’attrice. 5 solo per qualche bella frasina quà e là presa da altri, non certo frutto del sacco loro.
34 – Le donne del 6° piano. Philippe Le Guay. 8. Sarà che adoro il francese, i francesi e Natalia Verbeke. Sarà che adoro Luchini, Parigi e le spagnole, ma questo film m’è molto piaciuto. Nella fotografia, nella sceneggiatura, nel doppiaggio, nell’intepretazione, in tutto meno che nel soggetto, sempliciotto e un po’ sciocchino. Luchini devo approfondirlo, come pure Verbeke. La scena della doccia, lei nuda, m’ha fatto davvero piacere, è una meraviglia lei così spoglia. 8 solo per il finale, qualunquistico, semplicistico, immaturo e odioso.
35 – La ragazza del lago. Andrea Molaioli. 3. E solo per Toni Servillo, uno dei miei attori preferiti. Il film non m’ha assolutamente dato nulla. Niente di un vuoto di un nulla.
36 – Il ragazzo con la bicicletta. Fratelli Dardenne. 6 per la soavità della magica parrucchiera Cècile e per la bicicletta del bambino davvero resistente. Dov’è la storia? L’incanto? La poesia degli altri film (alcuni)? Giusto un pizzico di suspense finale. Insopportabilmente superficiale.
37 – Hereafter. Clint Eastwood. 5. E solo per le prime scene dello tsunami davvero ben realizzate. E per la protagonista Cécile che adoro. Ci ha fatto molto discutere dopo, che quasi la pizza si raffreddava. Ma avremmo discusso anche senza film. E avremmo risparmiato due ore della nostra vita.
38 – Ultimo tango a Parigi. Bertolucci. 6. Incantevole Maria. Film decisamente troppo osannato, ma io lo vedo nel 2011.
39 – Donnie Darko. Richard Kelly. 1. Film pietoso che non consiglierò mai a nessuno e che vorrei non mi consigliassero mai. Anche temi delicati come la schizofrenia e l’ipnosi resi così superficialmente e banalmente mi spingono a dire che se incontrassi il regista e gli autori li accoglierei brutalmente.
40 – Il Gattopardo. Luchino Visconti. 8,5. Dieci, cento, mille, milioni di Gattopardi. Regia, fotografia, scenografia, costumi, qualità di ripresa incantevoli. Ottimo film da ottimo racconto. Come una grande, triste favola. Molte frasi attualissime ancor oggi dopo quasi cinquant’anni. Ottimi attori, ottimi tempi per quel tempo. Tre ore calme, piene, intelligenti, depuranti. Da rivedere in compagnia di persone alte.
41 – Fitzcarraldo. Werner Herzog. 8. Come dovrebbe essere il mondo degli esseri umani. Grandissimo Kinski che inizialmente non avrebbe dovuto essere nel film. Caruso che “cattura” gli indios è una delle scene più belle del cinema mondiale che però andava espressa meglio. Quando c’è una nave, fosse un libro, un film, un telefilm io mi gaso moltissimo. Questa nave poi scavalca una collina!! Geniale film, come geniale è chi ha pensato a Claudia Nostra Cardinale.
42 – Il sorpasso. 1962. Dino Risi. 5. Secondo me banale. Ma l’ho visto nel 2011. Immeritate le QUASI 5 STELLE di Mymovies. Storiella, con finale tragico per dare un cazzotto nell’occhio. Ma ci voleva proprio?
43 – Ruggine. 09/2011. Daniele Gaglianone. 3. E solo per la mia adorata Solarina. Che occupa solo 5 minuti di film, ma lo impreziosisce con la sua grazia, la sua bellezza e la sua ottima recitazione. Banale anche questo film. Già visto, già sentito. Non ha vinto niente a Venezia.
44 – Tutta colpa della musica. 09/2011. Ricky Tognazzi. 2. Messeri ottimo, ma vecchio per la rigidità e le necessità dell’attore. Pippa, alias “Arisa”, pippa, ma pippa! Con poppe, ma sempre pippa. E’ peggio della peggiore fiction televisiva portata con cattiveria da chi ce l’ha portata nel regno del racconto, il cinema.
45 – L’amore che resta. 10/2011. Gus Van Sant. 7. Delicato, come il sorriso di lei. Pieno di vecchi stereotipi, ma resistente alla monotonia del tema trattato. A me piacciono le ragazze che vivono come lei.
46 – Ex. 10/2011. Vanzina brothers. 2. Voto giustificato dalle mille risate con Brignano. Senza Brignano mi chiedo se questo film avrebbe mai entusiasmato gli attori stessi nel vederlo montato. E la Rai che mi collabora? Che c’entra Rai Cinema con queste semi-para fiction da 2 sterline? Che magari costassero due sterline! Sti stronzi mangiano da morire co sti film, ancora prima che il film esca in sala! Ovviamente il tipo di gente che va a vedere sti film è sempre lo stesso storico, rinomato popolo di sciocchini perbenisti borghesucci fasulli che riconosci lontano un miglio.
47 – La Kryptonite nella borsa. 11/2011. Ivan Cotroneo. 7. Ottimo il bambino. Mi piacciono i film con i bambini bravi a recitare. Mi ha quasi inumidito gli occhi e m’ha senz’altro riempito il cuore. M’ha fatto ridere e di gusto e lo consiglio.
48 – Carnage. 09/2011. Polanski. 1. E solo per la scena del vomito, che è l’unica cosa che mi ricordo. A parte la noia e la voglia di andar via di tutti quelli che erano con me e che come me si sentivano “soffocati”, in gabbia e truffati dalle ricche aspettative.
49 – One day. 11/2011. Lone Scherfig. 5. Già visto. Nuovo e già vecchio. A metà film, durante l’intervallo – che in alcuni cinema, sì, esiste ancora – un ragazzo ad alta voce aveva già bene in mente come sarebbe finita: quindi s’aggiunge anche il finale scontato. Mi ha fatto solo capire, ulteriore conferma, come un calcio quando sei in bilico, che l’amore è davvero na cazzata: che senso ha innamorarsi di qualcuno e sol di quello per sempre? “Ti amo, ma non mi piaci più” è una frase che ho sentito molto mia e mi son sentito molto lei. Ma mi sento sempre molto lei, in tutti i romanzi e le commedie rosa, come gli esperti definiscono il genere di questo film.
50 – Il giorno più lungo. 1962. Darryl F. Zanuck, Ken Annakin, Bernhard Wicki. 8. Film d’altri tempi e a me piacciono le cose d’altri tempi. Vero film vero di vera guerra vera. Un intero pomeriggio domenicale su Rete 4, versione doppiata in italiano. Ottimi attori, ottima sceneggiatura, ottima regia, altissimo livello.
51 – Giulia non esce la sera. 02/2009. Giuseppe Piccioni. 5. Mastandrea non nel suo ruolo. E’ un attore non polivalente, ahinoi, quindi non può far tutto ed è bene che si capisca. Golino all’inizio terribilmente fuori syncro con luci, fotografia, macchina da presa e altri attori. Poi si riprende e forse ci piace. Regista troppo lento. Molta fatica, soprattutto se visto con qualcuno a cui non andava di vederlo.
52 – Le regole della casa del sidro. 1999. Lasse Hallström. 6,5. Tristezza, infinita tristezza. Dopo la visione di questo film ho pensato, non seriamente, di uccidermi. Cioè al perché della vita. Che senso ha ancora continuare a svegliarsi e soffrire ogni giorno. Perché soffriamo, vuoi o non vuoi. Anche chi dice di no. Io poi, son più sfortunato di altri perché mi ci soffermo per natura, sulla sofferenza.
53 – Nemico pubblico n° 1. L’istinto di morte. 2008. Jean-François Richet. 6. Storia raccontata male, quindi film mal riuscito. Scarsi incassi, violenza gratuita troppo voluta. Non mi son lasciato affascinare.
54 – Nemico pubblico n° 2. L’ora della fuga. 2009. Jean-François Richet. 4. Peggio del primo, anche in incassi.
Qui quelli che ho visto, ma che non ho tempo di “recensire” o semplicemente adesso non mi va. Li scrivo che poi mi ricordo.
- Ieri, oggi e domani.
- La dolce vita.
- Il dittatore dello stato libero di Bananas.
- Interiors.
- Bianca.
- Al di là delle nuvole.
- Caro Diario.
- Into the wild.
- Il portaborse.
- La messa è finita.
- Prendi i soldi e scappa.
- Provaci ancora Sam.
- Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere).
- Terraferma.
- Il paese delle spose infelici.
- I tre giorni del condor.
- Il Gattopardo.
- Mulholland Drive.
- Student Services.
- Tutta la vita davanti.
- Il cigno nero.
- The three of life.
- Sciarada.
- Benvenuti al Sud.
- Come l’acqua per gli elefanti.
- La parola ai giurati.
- Signore e signori buonanotte.
- This must be the place.
- Bagdad Café. (Ricordo che si tratta di un ottimo film, ma ho rimosso: devo rivederlo, al più presto).
- L’amore all’improvviso. (Mi fa quasi schifo scrivere questo titolo).
- J. Edgar.
- Il miglio verde.
Qui, invece, quelli che vorrei vedere.
Li scrivo qui anche per ricordarmene. Son consigli di amici e di giornalisti su carta stampata.
- Tomboy.
- Departures.
- Le quattro volte.
- Monty Python. Il senso della vita.
- Pacco, Doppiopacco e Contropaccotto. Di Nanni Loy.
- Yellow Submarine. George Dunning.
- Muholland Drive. David Lynch.
- Il té nel deserto. Bernardo Bertolucci.
- Molti film di Fellini non li conosco, ahimè.
- Soy Cuba. Michail Kalatozov.
- Il castello errante di Howl. Hayao Miyazaki.
- Donne. George Cukor.
- Fanny e Alexander. Bergman.

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