Faber.
mercoledì, 18 maggio 2011.

Su Fabrizio s’è detto tantissimo e ancora tantissimo si dice ogni giorno. Ora, mentre io scrivo e ora, mentre voi leggete, c’è gente che scrive di lui e che di lui parla e che ne loda le produzioni. Le sue poesie, i suoi canti, i suoi versi, i suoi suoni, i nostri pianti. Che poi, tutte ste cose insieme fanno Fabrizio De André.
Quindi dirò su di me. Dirò che l’ho conosciuto a 7 anni quando giocavo ad uno dei primi computer, a casa di mia zia, dove c’era anche un piccolo mangiacassette – oggi arnesi introvabili – e dentro sempre una sola audiocassetta, con copertina gialla: “De André: La ballata dell’amore cieco” che dava il titolo all’album.
Di tutto l’album mi piaceva solo quella, non tanto per il testo, ancora troppo falso per me, quanto per quelle trombe afrodisiache che d’un tratto mi spiazzavano e mi deconcentravano dal gioco.
Poi niente più.
Ho ripreso De André dopo anni quando una magica ragazza m’ha fatto spegnere il cervello – se mai fosse stato in funzione – e m’ha messo in moto il cuore. E lì ho ingurgitato, piangendo ed emozionandomi come poche volte nella vita, magari di notte, al chiar di luna, brani che mi sembrava impossibile non aver ancora conosciuto, brani come “Un malato di cuore“, “La città vecchia“, “Princesa“, “Le passanti“. E altri brani che solo lei m’ha fatto capire.
Poi quando ormai alcuni li sapevo a memoria e li canticchiavo sulla sua voce, immaginandomi in concerto con lui, con lui sul palco e bravo come lui con la chitarra, allora capitò che ascoltassi, da solo, in macchina, un suo pezzo “La canzone di Barbara” che è stata incisa solo in un album e che ha scritto da giovane, forse perché anche lui percepì davvero l’anima di Brassens grazie ad una preziosissima Barbara.
Ho ascoltato alcune canzoni di Faber per più di mille volte – non le ho contate, ma almeno 10 volte al giorno per 4 anni supero le mille, no? – e non m’hanno mai stancato. Mi capita a volte che qualcosa di nuovo, dei nostri giorni, già alla prima volta mi scocci e che non riesca a finire l’ascolto dei 3 minuti. Che oggi sono sempre più due…
- Pubblicato mercoledì, 18 maggio 2011 @ 23:59 in Merveilles.
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